Coronavirus, allarme nei campi per la mancanza di stagionali stranieri

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Coronavirus, allarme nei campi per la mancanza di stagionali stranieri

Coldiretti: “Con lo stop agli arrivi per misure cautelative, a rischio un quarto del Made in Italy”

L’Italia “chiusa” dal Coronavirus rischia i suoi raccolti, a cominciare da primizie, asparagi e fragole, per mancanza di lavoratori stagionali stranieri.

Coldiretti lancia l’allarme per uno dei tanti effetti collaterali dell’emergenza sanitaria e delle misure necessarie per contenerla: lo stop agli arrivi dall’estero di una componente fondamentale della manodopera agricola. “Con il blocco delle frontiere – scrive l’associazione degli agricoltori – è a rischio più di ¼ del Made in Italy a tavola che viene raccolto nelle campagne da mani straniere”. “Si tratta di decisioni che stanno provocando le disdette degli impegni di lavoro da parte di decine di migliaia di lavoratori stranieri che in Italia trovano regolarmente occupazione stagionale in agricoltura fornendo il 27% del totale delle giornate di lavoro necessarie al settore”

Ad aggravare la situazione è un inverno particolarmente caldo che ha fatto partire in anticipo la raccolta delle primizie a marzo con le primizie e continuerà d’estate con la frutta come pesche, albicocche e susine per finire a ottobre con la vendemmia. “Occorre subito una radicale semplificazione del voucher “agricolo” che possa consentire da parte di studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne dove mancano i braccianti stranieri anche per effetto delle misure cautelative adottate a seguito dell’emergenza coronavirus da alcuni Paesi europei, dalla Romania alla Polonia fino alla Bulgaria” chiede il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

Sono 370 mila, spiega Coldiretti, i lavoratori stranieri impiegati in agricoltura in Italia. I più numerosi sono i romeni, con 107591 occupati, davanti a marocchini con 35013 e indiani con 34043, che precedono albanesi (32264), senegalesi (14165), polacchi (13134), tunisini (13106), bulgari (11261), macedoni (10428) e pakistani (10272). Tra i distretti agricoli che si avvalgono del loro contributo, l’associazione cita quelli della raccolta delle fragole e degli asparagi nel Veronese, della preparazione delle barbatelle in Friuli, delle mele in Trentino, della frutta in Emilia Romagna, dell’uva, delle mele, delle pere e dei kiwi in Piemonte, dei pomodori, dei broccoli, cavoli e finocchi in Puglia fino agli allevamenti da latte e ai caseifici della Lombardia.

 

Fonte: Direzione Generale dell’Immigrazione e delle Politiche di Integrazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

By |2020-03-17T15:33:19+00:0017 Marzo 2020|Altra Meta, Equo e solidali, Solidarietà|0 Comments