Ci sentiamo meno al sicuro ma siamo più sicuri?

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Ci sentiamo meno al sicuro ma siamo più sicuri?

INCHIESTA/Sicurezza

Reati in calo in Italia e anche nella nostra zona, sebbene in alcuni periodi dell’anno i furti, in particolare, prendano piede suscitando nei cittadini un senso di insicurezza.

L’aspetto “sicurezza” può essere declinato in molteplici modi: sicuramente il numero di reati è uno degli indicatori che si possono utilizzare ma che in alcuni casi non corrispondono alla percezione della popolazione. Un esempio riguarda gli omicidi: sono in netto calo (1916 nel 1991, 357 nel 2017) ma non aumenta il senso di tranquillità.

Il tema della sicurezza è prima di tutto una questione politica e il tema migranti è stato utilizzato in questi ultimi anni come un campo su cui si sono svolte battaglie politiche.

Cronache di ordinario rancore

Le analisi dell’Associazione Carta di Roma (che vede la Federazione delle chiese evangeliche in Italia esserne tra i soci fondatorie nel direttivo) condotte negli ultimi 5 anni, circa la presenza dell’immigrazione sui media e nell’informazione, disegnano un percorso lineare. Dalla comprensione alla tensione. Dalla pietà alla paura. Senza che si rilevi una relazione diretta e stretta con l’evoluzione del fenomeno in termini quantitativi. Rispetto all’entità degli sbarchi, sulle nostre coste. Oppure, degli arrivi di migranti dall’esterno. Oltre le nostre frontiere.
L’atteggiamento dell’informazione scivola, in modo rapido e lineare, dalla “pietà” verso la sofferenza degli “altri”, all’insofferenza, tout court.
Gli altri, cioè, diventano “altri”, lontani e diversi da noi. E suscitano sospetto. Rifiuto. Oggi sembra un’osservazione ovvia. Perfino banale. Eppure, solo cinque anni fa, l’immagine ricorrente, nell’informazione mediatica, richiamava Lampedusa: isola, ma anche punto di osservazione e di collegamento con gli “altri”. Lampedusa era il nostro ponte, non solo un presidio sulla minaccia che incombe e preme su di noi. Ieri era un’isola del Mare Nostrum. Oggi divenuto il Mare Mostrum. Che ci separa e – purtroppo – ci collega con gli “altri”. È cambiato il clima d’opinione verso “l’immigrazione”. O meglio, verso i “migranti”. Il termine più diffuso. Perché ne sottolinea il “movimento”, l’instabilità. Infatti, “immigrato” è un participio passato. “Migrante” è un participio presente. Evoca una figura, un soggetto, un percorso, in atto. In continuo cambiamento. In continuo divenire. La “domanda di sicurezza” è divenuta il tema “politicamente” più importante. La politica, d’altronde, è la scena, il teatro, dove si svolge la “commedia del migrante che si avvicina”. Del mondo che grava e, anzi, “cade su di noi” (per citare il verso di una canzone famosa dei miei tempi). Tanto più in epoca di “campagna elettorale permanente”.
I “migranti”, dunque, sono al centro di un confronto, o meglio, uno scontro, politico. E di valori. Che spinge sulla leva delle emozioni. Per suscitare emozioni funziona ancora molto bene la  “televisione” che, come ha rilevato l’Osservatorio di Demos-Coop, continua a essere il medium più seguito dagli italiani: 87%. Mentre i giornali “di carta” da meno del 20% dei cittadini. Così, mentre nel corso degli ultimi mesi, sulle prime pagine dei giornali (di carta), l’immigrazione e i migranti hanno occupato uno spazio minore rispetto all’anno precedente, nei telegiornali e nei
notiziari Tv di prima serata sono divenuti un tema ricorrente. Inutile aggiungere che sulla Rete e sui Social si riflette e amplifica un clima di “ordinario rancore”. Perché, appunto, non sono media”, ma canali di comunicazione “immediata”. Dove tutti possono “comunicare” i loro sentimenti e risentimenti. Per questa ragione, però, non è detto che la tendenza osservata negli ultimi anni sia destinata a riprodursi, immutata, in futuro. Perché, nell’epoca della comunicazione immediata, i temi e le parole del dibattito pubblico cambiano in fretta.
Come le passioni – amiche e ostili. E, quindi, come gli amici e i nemici.

Ronde di quartiere e mutuo-aiuto

Da dove proviene la sicurezza del cittadino?
Una risposta ovvia e immediata a questa domanda potrebbero essere le Forze dell’ordine, quindi lo Stato. Ma ci sono casi in cui la sicurezza, o meglio il sentirsi sicuri, arriva dall’azione congiunta e coordinata degli abitanti di un quartiere o di una borgata. A mobilitarsi sono i cittadini in prima persona, che si organizzano, mettono insieme gruppi per la reciproca tutela. Una di queste esperienze è quella delle famose “ronde”, una parola che periodicamente ritorna a farsi sentire per poi essere dimenticata per qualche tempo. È proprio la periodicità una delle caratteristiche fondamentali di questi gruppi di vigilanza: i cittadini si mobilitano a seconda delle necessità, in un momento in cui si verifica una maggiore incidenza di furti nel vicinato. L’esperienza di Pinasca esemplifica bene il carattere di risposta a fatti contingenti delle ronde: «Qualche mese fa, quando si verificò un’ondata di furti in tutta la val Chisone e anche buona parte del Piemonte occidentale, la preoccupazione era tale che si sono formate delle unioni di cittadini per autodifesa: hanno creato un gruppo WhatsApp in cui venivano segnalati gli spostamenti ritenuti anomali, le auto non riconosciute oppure le persone estranee», racconta il sindaco Roberto Rostagno.
Eppure, se da un lato «è una cosa importante ed è giusto che i cittadini venga fatta a cosa succede intorno nei loro quartieri», dall’altro, secondo Rostagno, è importante che si mantenga il rapporto con le Forze dell’ordine, a cui le ronde non devono sostituirsi per ragioni innanzitutto di sicurezza.
Manca inoltre ogni contatto con l’amministrazione comunale, e ciò costituisce un ulteriore elemento problematico. I gruppi di questo tipo non sono però l’unica soluzione adottata nel Pinerolese. In piccoli quartieri o borgate sono molto attivi fenomeni di mutuo-aiuto, in cui la tutela comune passa dall’azione di ogni singolo residente. A Ponte San Martino «la convivenza è fondata  sull’apertura al prossimo», afferma Lidia Bertin, abitante del quartiere. «In un contesto piccolo, in cui tutti si conoscono, è importante la solidarietà».
Forse, in alcuni casi, la differenza tra le ronde di quartiere e il mutuo-aiuto tra residenti può apparire sottile. Ciò che c’è di comune è la necessità da parte dai cittadini di cercare più sicurezza, di sentirsi tutelati nell’agire in comune nel primo caso, per la comunità nel secondo.

 

Un’inchiesta de l’Eco delle Valli Valdesi

By |2019-11-19T11:40:10+00:0019 Novembre 2019|Altra Meta, Attualità, Luogo di cultura|0 Comments