Chi vuole modificare cosa dei decreti Salvini sui migranti

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Chi vuole modificare cosa dei decreti Salvini sui migranti

È un terreno scivoloso, sul quale non sarà facile trovare un’intesa nella maggioranza, con conseguenti fibrillazioni e rischio tenuta per il governo. Si è aperta formalmente la partita sul dossier migranti, e in particolare sul restyling dei decreti sicurezza approvati dal precedente governo a trazione Lega – Cinque Stelle, con Matteo Salvini ministro dell’Interno. E si è aperta mentre si intensificano le partenze da Libia e Tunisia.

Primo round al Viminale. L’incontro che si è tenuto nel pomeriggio sulle modifiche dei decreti sicurezza con esponenti delle forze di maggioranza e la ministra Lamorgese è durato circa un’ora e mezza e, a quanto si apprende, non è stato risolutivo. La diversità delle posizioni di partenza tra i Cinque Stelle e le altre forze di maggioranza sono emerse, e sono rimaste. Lamorgese ha presentato un testo sul quale proseguirà il confronto nei prossimi giorni. Il documento predisposto dall’ufficio legislativo del ministero dell’Interno, chiuso già a febbraio, a causa dell’emergenza sanitaria Covid-19 è rimasto congelato. Fino a ora.

Il precedente della regolarizzazione

Lamorgese parte dal “successo” ottenuto nella recente partita per la regolarizzazione dei rapporti di lavoro nell’ambito della procedura di emersione prevista dal decreto Rilancio per i settori dell’agricoltura, del lavoro domestico e di assistenza alla persona. La trattativa che si apre, considerate le distanze tra le posizioni dei giocatori, potrebbe risultare più complessa. E raggiungere un compromesso nel governo potrebbe non essere così facile.

Conte: «La modifica dei decreti sicurezza è all’ordine del giorno»

In una delle ultime riunioni del Consiglio dei ministri, anche su pressing dei Dem che hanno chiesto un’accelerazione su questo capitolo, il presidente del Consiglio si è accertato con la responsabile del Viminale sullo stato dell’arte del testo. «La modifica è all’ordine del giorno», ha chiarito Conte, la cui linea è quella di non cancellare i provvedimenti, in questo venendo incontro alla linea del M5S, ma di andare un po’ oltre l’adozione di soluzioni che rispondano ai rilievi del Colle. Pd, Italia Viva e Leu chiedono una revisione sostanziale, ipotesi malvista dai Cinque Stelle in quanto un’operazione del genere potrebbe prestare il fianco ad attacchi da destra (Lega e Fratelli d’Italia) e rischierebbe di essere letta come un disconoscere le scelte attuate dall’esecutivo precedente, nel quale hanno avuto un ruolo da comprimari. In un’intervista a Fanpage, il premier ha delineato i tempi del restyling dei decreti sicurezza firmati da Matteo Salvini: «Ci stiamo lavorando – ha spiegato – e la ministra Lamorgese ha avuto l’incarico di mettere a punto la versione finale delle modifiche. Quindi se non questa settimana, io spero già la prossima potremmo ritrovarci in Consiglio dei ministri per l’approvazione».

I Cinque Stelle: solo modifiche in linea con le indicazioni di Mattarella

Nulla di più dei rilievi mossi dal Capo dello Stato ai decreti, è la linea dell’ala destra dei Cinque Stelle. Ovvero attenuazione della stretta sulle navi delle ong, con la cancellazione della megamulta (fino a un milione di euro) ripristinando la sanzione precedente (da 10mila a 50mila euro), stop alla confisca delle imbarcazioni e intervento sulla causa di non punibilità per la «particolare tenuità del fatto» alle ipotesi di resistenza, oltraggio, violenza e minaccia a pubblico ufficiale ripristinando la discrezionalità del magistrato. Questo maquillage “minimal” verrebbe digerito dai Cinquestelle, come emerge dal post pubblicato sul suo profil facebook dal sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia. «Sui decreti sicurezza – scrive Sibilia – vanno fatte modifiche limitate. Questo era l’accordo alla base del governo Conte 2».

Pressing Pd, Leu e Iv per modifiche sostanziali

Se la posizione del M5s è chiara, lo è altrettanto quella di praticamente tutte le altre forze politiche che sostengono il Conte due. Pd, Leu e Italia Viva arrivano a chiedere di riscrivere i provvedimenti Salvini in quanto, è la tesi, hanno avuto solo effetti negativi. Sulle multe alle ong, ad esempio, la richiesta è quella di cancellarle con un colpo di spugna, mentre i Cinque Stelle non sono disposti ad andare oltre una riduzione. Pd, Iv e Leu premono per una revisione dell’abrogazione della protezione umanitaria (a novembre le sezioni unite della Cassazione hanno sancito l’irretroattività di questa soluzione, non applicabile alle domande di permesso per motivi umanitari presentate prima dell’entrata in vigore del Dl 113/18 ). Chiedono di ricostituire il sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati, lo Sprar. Vedono di buon occhio l’allargamento delle fattispecie che danno diritto ai permessi di soggiorno speciali dopo che il taglio della protezione umanitaria ha ampliato la platea degli irregolari in Italia, rendendone difficile il controllo, anche dal punto di vista sanitario; la possibilità per i richiedenti asilo di iscriversi all’anagrafe del Comune dove risiedono; il dimezzamento dei tempi per richiedere la cittadinanza dopo che Salvini li aveva raddoppiati, portandoli a 4 anni.

La trattativa in Europa per superare il regolamento di Dublino

La trattativa sulle regole per la gestione dei flussi migratori si sviluppa in parallelo con quella europea, nell’ambito di quel superamento del regolamento di Dublino sul quale la commissione precedente non è riuscita a raggiungere un’intesa. «Sempre più persone – ha ricordato Lamorgese nel corso di un dibattito organizzato dal Centro Astalli in vista della Giornata mondiale del rifugiato – intraprendono ogni anno una rischiosa peregrinazione per la loro salvezza e i principi cardine dell’Europa dovrebbero essere solidiarietà, equa ripartizione delle responsabilità e tutela della vita dei migranti. Le responsabilità dovrebbero dell’Unione e degli Stati membri e non dei soli Paesi mediterranei. Occorre quindi riformare il Regolamento di Dublino in direzione di una più equa ripartizione degli oneri» superando la norma che li affida invece agli «Stati di primo ingresso». «Per accogliere persone in fuga – ha proseguito Lamorgese – è necessario sviluppare una politica di inclusione nella società ed adesione ai suoi valori fondamentali. L’integrazione è la chiave per accompagnare richiedenti asilo e rifugiati verso la conquista della piena autonomia. Ed una speciale attenzione – ha aggiunto – va riservata ai soggetti vulnerabili come i minori non accompagnati e le donne vittime di tratta».

Boom degli arrivi

Dall’inizio dell’anno gli arrivi via mare sono 5.655, quasi il triplo rispetto a quelli dell’analogo periodo dello scorso anno. Quarantanove subsahariani sono riusciti ad arrivare a Lampedusa, sbarcando in modo autonomo a Cala Croce. I migranti sono in buone condizioni. Sono stati bloccati e concentrati lungo la strada, a pochi passi da alcuni residence turistici. Sono tornate in mare le navi umanitarie. Altro salvataggio nella notte al largo della Libia per la Sea Watch 3, che ora ha a bordo 165 migranti. La Mare Jonio, anch’essa in zona soccorsi, è stata testimone – fa sapere Mediterranea saving humans – di un respingimento operato da «miliziani libici, su motovedette donate dal nostro Paese, di decine di profughi verso le bombe e la tortura da cui tentavano di fuggire». Le ong che lavorano in mare hanno presentato un report che è un duro atto d’accusa all’Europa, documentando tre casi di operazioni di recupero dei migranti in cui le autorità libiche sarebbero state coordinate da assetti Ue. La bella stagione alle porte e un’ulteriore destabilizzazione della Libia potrebbero accentuare il fenomeno delle partenze dai paesi del Nordafrica. È dunque opportuno trovare un’intesa, e trovarla in tempi stretti. Ma non sarà facile, come il primo round di oggi al Viminale ha dimostrato.

 

Fonte: Il Sole 24 Ore

By |2020-06-22T12:50:50+00:0022 Giugno 2020|Altra Meta, Attualità, Solidarietà|0 Comments